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Una delle ferrate più belle paesaggisticamente parlando, che presenta però non poche difficoltà tecniche, è quella dell’Orrido di Foresto. Cascate e scalate verticali, ponti tibetani non lunghi come il ponte tibetano di Calviere ma non per questo meno spettacolari e tanta tanta adrenalina e soddisfazione. La consigliamo a chi ha una buona forza fisica e resistenza.  In caso di poca esperienza è indispensabile l’accompagnamento di una guida alpinaCi troviamo in una frazione di Bussoleno in alta Val di Susa. L’itinerario si snoda completamente all’interno della profonda gola, scavata nelle roccia calcarea dal Rio Rocciamelone.

L’ambientazione è spettacolare: il torrente scorre impetuoso sul fondo del canyon e crea impressionanti cascate e pozze d’acqua. Le pareti sono scoscese, quasi verticali, e proprio per la loro perpendicolarità non vi è la presenza, sul tracciato, di punti di fuga. Per effettuare il percorso completo occorre calcolare dalle 3 alle 4 ore complessive.

Lasciata l’auto sul piazzale della Chiesa di Foresto si imbocca la stradina a destra subito dopo il ponte sul Rio e la si segue fino all’ingresso delle gole dell’Orrido (circa 10 minuti di cammino).

 

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Raggiunta la zona del cosiddetto “Lazzaretto” con alcune case, ormai ridotte a ruderi, si transita a sinistra sotto le pareti della palestra di arrampicata, e si effettua, a seconda del livello d’acqua, un primo guado. Il primo tratto della ferrata è caratterizzato da un percorso in parete molto facile, che porterà in breve tempo alla prima cascata. Da qui inizia il bello! Ci si trova totalmente immersi nella gola, scalando cascate e attraversando ponti ballerini arrampicandosi alle pareti quasi del tutto verticali, un po’ impegnative ma decisamente adrenaliniche.

 

Ogni tanto ci si concede una pausa tra una pozza e l’altra e talvolta un bagno rinfrescante, il paesaggio è davvero suggestivo: sembra di essersi calati in un’altro mondo.

 

Dopo il secondo ponte si presenta la risalita alla II e III cascata, i punti più difficili del percorso, in quanto sviluppati su pareti decisamente perpendicolari e che richiedono una buona dose di forza fisica. Segue un breve e facile tratto che porta all’attacco del terzo ponte tibetano, il più spettacolare per il paesaggio circostante l’altezza dal suolo, è posizionato direttamente sulla verticale della cascata.

Poco prima di raggiungere l’ultima parete, si incappa in un magnifico specchio d’acqua verde smeraldo. In questo luogo paradisiaco, la visione del Truc di S. Martino è pura magia. Ci si trova verso la fine del percorso: lo si percepisce dal sole che, passo dopo passo, inonda di luce la gola.
L’itinerario a bordo fiume termina alla sommità della cascata.

La via d’uscita prosegue risalendo verso ovest attraverso un canale roccioso attrezzato che non presenta difficoltà.  In cima un facile sentiero consente di rifiatare e ammirare un la bellezza dell’ambiente prima di affrontare l’ultimo tratto che collega ad un ripiano erboso dove finisce il percorso della ferrata.


Avvertenze:

Il percorso descritto è molto faticoso, i passaggi più critici sono il superamento della II e della III cascata, è necessaria pertanto una buona forza fisica e un buon allenamento. I ponti tibetani non sono difficili, il primo però ondeggia parecchio ed il terzo é collocato a 40mt di altezza e la sensazione di vuoto è rilevante. Chi è sensibile a questi aspetti deve fare un’attenta valutazione prima di iniziare la ferrata. Il percorso non presenta vie di fuga e bisognerebbe rientrare alla base ripercorrendo l’itinerario a ritroso.

É vietato percorrere la ferrata in periodi successivi a consistenti piogge e in caso di vento e maltempo.


Dati tecnici

Località di partenza: Foresto 490 m.
Dislivello: 250 m.
Tempo di percorrenza: 3 ore circa
Difficoltà: D (difficoltà principale II e III cascata)
Attrezzatura: Kit da ferrata
Periodo consigliato: da aprile ad ottobre

Verticalife propone escursioni con guida alpina nell’Orrido di Foresto, per maggiori informazioni consultare il loro sito.

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